“Bushido e celluloide“
Rassegna cinematografica
alla Casa del Paleotto a cura di Dorian Pungetti Musokan Kendo Club- Selene Centro Studi
Inizia a gennaio la nuova stagione di appuntamenti alla Casa del Paleotto, centro per l’arte, il gioco e la creatività, diretto da Selene Centro Studi. Situata all’interno del Parco del Paleotto, la Casa si propone come sede di attività culturali che favoriscano la socializzazione e lo scambio tra generazioni e tra culture; a fare da cornice, la meravigliosa e incontaminata natura del parco, uno dei più belli di Bologna ma purtroppo ancora poco conosciuto, e che la casa del Paleotto, con le sue attività, contribuisce a valorizzare.
Tra le attività proposte dal centro, a partire da gennaio fino al mese di marzo, sono previsti appuntamenti bimestrali con il cinema giapponese: “Bushido e celluloide” è una rassegna cinematografica a cura di Dorian Pungetti e Guido Marchiani, che esplora l’Oriente e le sue tradizioni marziali attraverso gli occhi dei migliori registi giapponesi.
Le proiezioni sono previste alle ore 21:45 secondo il seguente calendario:
§ 9 gennaio. “Ame Agaru”, di Takashi Koizumi, 1999.
§ 16 gennaio. “Tasogare Seibei”, di Yoji Amada, 2002.
§ 6 febbraio. “Gohatto”, di Nagisa Oshima, 1999.
§ 13 febbraio. “Barbarossa”, di Akira Kurosawa, 1965.
§ 6 marzo. “Yojimbo”, di Akira Kurosawa, 1961.
§ 20 marzo. “Sanshiro Sugata”, di Akira Kurosawa, 1943.
L’organizzazione degli eventi è a cura del Selene Centro Studi.
La partecipazione agli eventi è libera e gratuita, gradita un’offerta libera. Le recensioni sono curate da Dorian Pungetti
![]() AME AGARU (dopo la pioggia) Nazione: Giappone Anno: 1999 92 minuti, colore Regia: Takashi Koizumi Cast: Akira Terao (MISAWA IHEI) Shiro Mifune (NAGAI IZUMINOKAMI SHIGEAKI) Yoshiko Miyazaki (MISAWA TAYO) Fumi Dan "Okugata", la Signora Nagai Sceneggiatura: Akira Kurosawa Soggetto: dal romanzo omonimo di Shugoro Yamamot |
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Appena poche settimane prima della sua morte, avvenuta nel 1998, Akira Kurosawa aveva terminato di scrivere la sceneggiatura del suo prossimo film. Quest’ultima opera del grande regista non avrebbe forse mai visto la luce delle sale cinematografiche, se non fosse stato per la caparbia volontà di Takashi Koizumi di radunare e coinvolgere l’intero Staff del vecchio maestro per portarne a termine il lavoro. Può essere difficile, nel narcisistico mondo occidentale, comprendere come una persona, per oltre 25 anni assistente di Kurosawa, ora finalmente al suo debutto come regista, si sia potuto annullare nel rendere omaggio al suo maestro e seguire la realizzazione dell’opera sforzandosi di rispettare pienamente la visione dell’autore scomparso. Per capire pienamente tale atteggiamento di totale dedizione al proprio maestro più che guardare al superficiale mondo del cinema è appropriato riferirsi all’etica vigente nelle arti marziali. Ame agaru racconta la storia del ronin Misawa Ihei che assieme alla moglie Tayo ed altri viandanti è bloccato in una povera locanda dalla piena del fiume causata dalle piogge torrenziali; le giornate passano in attesa di un miglioramento che consenta di attraversare il fiume. La forzata convivenza provoca forti tensioni che sfociano in ripicche e aperti malumori; Ihei, all’insaputa di tutti, si reca in un dojo, dove, per denaro, esibisce le proprie tecniche di spada. La sera stessa, per allentare il nervosismo che aleggia in questo piccolo mondo, offre cibo e sakè per tutti. La festa improvvisata che segue questo dono ha il merito di spazzare via le tutte le discordie. Nel frattempo Shigeaki, Signore del clan, venuto a conoscenza di un episodio in cui il ronin si è interposto per evitare un duello tra due giovani samurai e vedendo in questa condotta una dote morale degna di nota, per conoscerlo meglio lo invita a misurarsi con gli istruttori del suo dojo. La straordinaria abilità di Ihei viene ampiamente dimostrata sconfiggendo via via tutti gli sfidanti, la tecnica esibita è talmente superiore che Shigeaki gli offre il posto di maestro di spada del dojo. Tale scelta suscita l’invidia dei samurai del clan, che portano a conoscenza del loro signore l’increscioso episodio dell’esibizione di Ihei fatta per danaro; con il meschino pretesto di far applicare le norme del bushido, riescono a far revocare la nomina e decretare l’allontanamento del ronin dal territorio della signoria. L’amarezza di questa decisione, che lo costringerà ancora a vagare come ronin di feudo in feudo, è alleviata dall’atteggiamento della moglie Tayo che con il suo punto di vista ottimista e commovente riuscirà a trovare le parole giuste per affrontare insieme le quotidiane avversità. Guardando il film ci si rende conto di come la natura riempia il tessuto narrativo: all’inizio tutto è pervaso da una pioggia monotona ed incessante cui subentra la visione di una lussureggiante umida vegetazione boschiva e, per finire, un paesaggio luminoso e solare accompagna il cammino del ronin e della sua dolce consorte. Tutto il film è valorizzato da inquadrature fotografiche degne del miglior Kurosawa, la progressione stessa con cui vengono strutturate le sequenze che vedono alternare la quiete bellezza dei paesaggi, la caotica forzata convivenza nella taverna, la raffinata eleganza della descrizione della vita famigliare di Ihei, per finire con le scene di combattimento, interpretate con una composta gestualità, sono un omaggio e allo stesso tempo un commovente commiato al cinema di Kurosawa. Presentato a Venezia è stato tra i migliori film visti alla cinquantaseiesima edizione del festival. Ame Agaru è un eccellente film ed è anche un omaggio postumo di sublime malinconia.
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![]() The twilight samurai
Titolo originale: Tasogare Seibei Nazione: Giappone Anno: 2002 Durata: 129' Regia: Yoji Yamada Cast: Hiroyuki Sanada, Rie Miyazawa, Nenji Kobayashi, Min Tanaka, Ren Osugi, Mitsuro Fukikoshi Produzione: Hiroshi Fukazawa, Shigehiro Nakagawa, Ichirô Yamamoto
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Ci sono vari tipi di samurai; da quelli eroici di Kurosawa a quelli ipermoderni di Tarantino a questo, che Yoji Yamada, un raffinato veterano del cinema nipponico, ha voluto raccontare al suo settantasettesimo film. “The Twilight Samurai” descrive la vita quotidiana di un guerriero che ha scelto di dedicare la sua vita alla famiglia, invece che all'arte della guerra, arrivando addirittura a vendere la propria katana per far fronte alle ingenti spese sostenute per il funerale della moglie. Seibei Iguchi è un samurai di basso rango, diverso da tutti gli altri, avvilito in una condizione di riservata povertà dopo la morte della moglie per tubercolosi, è diviso tra i suoi doveri di samurai, ridotto alla disbriga del lavoro amministrativo del proprio clan, e gli obblighi nei confronti delle due figlie e della vecchia madre, che lo costringono a correre a casa subito dopo il lavoro invece di restare a bere con i colleghi che ironizzano alle sue spalle dandogli il nomignolo di “ Tasogare Seibei ” Seibei del crepuscolo. Per arrotondare il suo magro stipendio di 50 koku di riso, il timido e saggio Seibei sbarca il lunario fabbricando gabbiette per grilli, e zappando un pezzetto di terra cerca di sopravvivere alla famosa carestia dell’Ottocento che precedette l’epoca Meiji e la modernizzazione di tipo occidentale. L'uomo incontra dopo anni Tomoe, sorella di un amico di gioventù, tornata a vivere in famiglia dopo il divorzio da un prepotente samurai più anziano di lei; appare evidente la loro reciproca attrazione, ma Sebei è restio a dichiararsi vista la sua infelice condizione economica e la disagiata vita famigliare. Quando, armato di un solo bastone, affronta e sconfigge in duello il furibondo Toyotaro, ex-marito di Tomoe, la sua abilità di samurai è rivelata. La voce si sparge e Seibei, a suo tempo allievo di un magistrale esponente dei combattimenti a spada corta, è costretto dall’obbligo del suo signore feudale ad impugnare la spada per uccidere Yogo, interpretato dal danzatore butō Min Tanaka, grande guerriero e disincantato oppositore del nuovo capo clan, in uno scontro che rappresenta l'unico vero combattimento del film. Straordinario frutto di una costruzione pazientissima quest’intenso duello ha luogo solo alla fine quando, verrebbe da dire, tutte le altre vie sono state provate e non rimane altro ai due contendenti che lasciare la parola alle armi. La storia di quest'uomo retto e senza ambizioni parrebbe una malinconica rappresentazione di un eroe crepuscolare e rinunciatario, invece è un viaggio, questo sì realmente crepuscolare, nella mente e nelle azioni di un uomo in difficoltà e nondimeno deciso, nonostante l'asprezza del mondo che lo circonda, a non perdere il legame fondamentale con chi ama. Vincitore di 12 premi al Japanese Film Academy Awards, tra cui Miglior Film, Miglior Regista, Migliore Attrice e Miglior Attore (Hiroyuki Sanada, che abbiamo già potuto apprezzare nell’Ultimo Samurai di Edward Zwyck). Nominato all'Orso d'Oro Berlino 2003, Premio del Pubblico al Far East Film Festival Udine 2004, nominato all'Oscar 2004 come miglior film straniero, capace in questo di battere in patria la concorrenza di Takeshi Kitano e del suo “Zatoichi " e arrivare a far parte della cinquina che si è contesa la statuetta. Un film affascinante e coinvolgente, distante anni luce dai fiumi di sangue e dai combattimenti acrobatici di altri generi orientali.
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Nazione: Giappone Gran Bretagna Francia Anno: 1999 100 minuti, colore Regia: Nagisa Oshima Cast: Takeshi Kitano (Toshizo Hijiata) Ryuhei Matsuda (Sozaburo Kano) Tadanobu Asano (Hoyzo Tashiro) Shinji Takeda (Soji Okita): Yoichi Sai (Isami Kondo) Sceneggiatura: Nagisa Oshima Musiche: Ryuichi Sakamoto Soggetto: da un racconto di Shiba Ryotaro |
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A seguito del trattato di Kanagawa il Giappone apre i suoi porti alle potenze straniere, la presenza dei “barbari” sul suolo giapponese provoca numerosi moti xenofobi e aperta ostilità nei confronti dello stesso Shogun ritenuto responsabile del trattato. L’imperatore diventa così agli occhi dei giapponesi il solo simbolo dell’indipendenza nazionale In questa condizione, in cui entrambe le fazioni sono sull'orlo di una guerra civile, viene creata la Shinsengumi una milizia ferocemente decisa a proteggere lo Shogun e il suo onore, l’unico requisito richiesto per l’arruolamento era l’abilità con la spada. Siamo nella primavera del 1865 e la Shinsengumi, acquartierata in un grande tempio buddista adibito a caserma, esamina le reclute; di fronte ai comandanti della guarnigione solo due tra i tanti pretendenti vengono selezionati: Sozaburo Kano, giovane schermitore di Kyoto, e Hoyzo Tashiro, samurai di basso rango, che da subito rimane attratto dal fascino enigmatico di Sozaburo. Le strane voci che iniziano a girare sulla giovane recluta riguardo alle sue tendenze omosessuali. provocano turbamento nella vita di questo gruppo fino ad allora regolata da un rigido codice di condotta, il “gohatto”, - fondato sulla disciplina e l’assoluta fedeltà agli ordini -, Sozaburo smuove sentimenti e passioni davanti ai quali uomini pronti ad ogni atto di coraggio e disposti a sacrificare la propria vita si trovano improvvisamente smarriti e incapaci di reagire. Con l’intento di porre fine a tutte le dicerie, Hijikata ordina che Sozaburo vada con una donna. Yamazaki, un samurai della milizia, cerca di portarlo in un bordello, ma lui una volta entrato nel locale fugge rifiutando platealmente la compagnia della donna. Quella stessa notte Yamazaki viene aggredito e rischia di essere pugnalato; si scopre che il coltello trovato sul luogo dell’aggressione appartiene a Tashiro. Il comandante Kondo decide allora che lo stesso Tashiro debba essere eliminato e incarica Sozaburo di procedere, assistito da Hijikata e Okita. Per raggiungere il suo scopo Sozaburo, con un scusa, convoca Tashiro in un luogo esterno alla caserma, giunti sul posto, iniziano un furioso duello alla fine del quale Sozaburo sferra il colpo di katana decisivo e uccide Tashiro. Durante il ritorno Okita, per il bene dell’intera Shinsengumi, provvede ad eliminare Sozaburo. L’amara riflessione finale è affidata alla voce narrante di Hijikata che non esita ad affermare come la bellezza contenga in sé un potere devastante che la rende pericolosa ed eversiva; per questo va sradicata. Nell’ultima sequenza Hijikata abbatte con un tameshigiri il ciliegio fiorito, che rappresenta l’eccessiva bellezza di Sozaburo, per porre così simbolicamente fine al suo incubo e a quello della Milizia tutta. Ma ormai tutto è vano, per quanto la Shinsengumi ed i Clan fedeli ai Tokugawa abbiano cercato di contrastare l’apertura del Giappone all’occidente, aggrappandosi alle proprie tradizioni e cercando di ripristinare l’antico potere Shogunale, nel 1869 l’Imperatore Mutsuhiro ristabilisce la monarchia assoluta e determina la fine della casta dei samurai e la fine di un’era. Oshima, regista dello “scandaloso” L’impero dei sensi ancora una volta si dimostra indiscusso maestro di raffinato provocatorio estetismo. con "Ghoatto" riesce a raccontarci, attraverso una passione umana, una storia fuori dai canoni che trasmette agli spettatori, con la riflessione finale sulla bellezza e la morte, il senso amaro del declino di una cultura. Presentato nella selezione ufficiale al 52° Festival di Cannes è stato distribuito anche nelle sale del circuito nazionale. "Ghoatto". vincitore di vari premi, tra cui il Flaiano 2001 La regia di Oshima, l’accurata scenografia, la qualità degli attori, le musiche del premio Oscar Ryuichi Sakamoto tutto concorre alla riuscita di questo film.
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